Per comprendere il meccanismo del SEO odierno, il cui obiettivo dichiarato è far raggiungere al sito la prima pagina di Google, occorrono studio e metodo. Non c’è niente di semplice o banale, insomma. Soltanto un serio esperto di meccanismi SEO, può riuscire a sostenere una sfida impegnativa quale è quella dello scalare la montagna dei motori di ricerca per restare il più possibile in cima, attraverso il ricorso a parole chiave e frasi pertinenti.

SEO for dummies

SEO innanzitutto significa essere trovati sui motori di ricerca e quindi riuscire a creare lavoro, business nel mondo digitale e in quello reale. SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization, cioè ottimizzazione per i motori di ricerca e rappresenta tutte quelle attività volte a migliorare la scansione, l’indicizzazione e il posizionamento di un’informazione o contenuto presente in un sito web, da parte dei cosiddetti crawler (conosciuti anche come bot) dei motori di ricerca (quali Google, Yahoo!, Bing). L’obiettivo è migliorare o conservare il posizionamento nelle pagine dei risultati del motore di ricerca, dette SERP.

L’ottimizzazione SEO aiuta a migliorare il posizionamento (ranking) di un sito web sui motori di ricerca e ottenere un aumento del volume di traffico organico, cioè gratuito. I risultati più in alto nella SERP sono quelli visualizzati di più dagli utenti e secondo le statistiche sono i più cliccati dalla maggior parte di essi, rispetto alle pagine che compaiono al centro e in fondo alla schermata. Grazie alle tecniche SEO si può aumentare il traffico diretto. Le attività per arrivare a questo risultato sono molteplici e possono essere suddivise in ‘on page’ (cioè sulla pagina web) ed ‘off page’ (attività svolte su elementi esterni al sito). Esse si basano su una lunga lista di segnali di ranking, chiamati ‘fattori SEO’. Tra le attività SEO c’è, come si diceva, l’ottimizzazione del server web, di JavaScript e CSS, della struttura del sito e del menu di navigazione, dei contenuti testuali e delle immagini presenti nelle pagine. Ma anche dei link interni al sito, della relativa usabilità, dell’accessibilità delle informazioni da parte dei crawler dei motori di ricerca, del codice sorgente e dei dati strutturati, così come dei backlink (link provenienti da siti esterni), di immagini e video.

Dunque l’attività SEO è finalizzata ad assicurarsi che un sito arrivi nella prima pagina (o nella prima posizione) dei motori di ricerca, per parole chiave e frasi pertinenti. Se questa attività si fa bene e in modo costante nel tempo, il sito potrà essere trovato grazie alle keywords immesse dalle persone senza spendere troppo in pubblicità.

La semplicità secondo molti è uno dei fattori determinanti nel posizionamento di un sito, insieme alla qualità. Ecco come funziona Google, in estrema sintesi: questo motore di ricerca, che rappresenta il 95% del mercato complessivo delle ricerche, usa un algoritmo con uno ‘spider’ (l’agente mobile) chiamato Googlebot. Questo scansiona tutti gli elementi di ogni sito web aperto, le pagine, le immagini, i video e altri formati di file.

Googlebot effettua due tipi di scansione del web: la Deep-crawl (fatta una volta al mese circa) e la Fresh-crawl (quasi tutti i giorni).

La prima viene fatta una volta al mese e viene scansionato tutto il web pagina per pagina, aggiornando indici, pagerank e cache. Google impiega circa 6-8 giorni per aggiornare completamente i suoi indici e diffonderli in tutti i data center. In questo periodo di tempo si parla della cosiddetta “Google dance” perché i risultati che escono possono essere diversi di volta in volta. Dopo qualche giorno invece si stabilizzano.

La seconda, la Fresh-crawl, invece viene fatta quasi tutti i giorni e in pratica aggiorna le pagine che già sono presenti nell’indice e aggiunge quelle eventualmente create dopo l’ultima Deep-crawl. Non esiste un registro centrale di tutte le pagine web, pertanto Google deve costantemente cercare le nuove pagine e aggiungerle al proprio elenco di pagine note. Alcune pagine sono note perché Google le ha già visitate. Altre pagine vengono scoperte quando Google segue un link che rimanda da una pagina nota a una nuova; altre ancora vengono scoperte quando il proprietario di un sito web invia un elenco di pagine (una Sitemap) in modo che Google ne esegua la scansione.

Se si utilizza un host web gestito, ad esempio Wix o Blogger, il fornitore potrebbe chiedere a Google di eseguire la scansione delle pagine nuove o aggiornate. Dopo la scansione, c’è l’indicizzazione. Una volta che Google scopre l’URL di una pagina, la visita o ne esegue la scansione per scoprirne i contenuti. Google visualizza la pagina e analizza sia il testo sia i contenuti non testuali e il layout visivo generale per decidere dove pubblicarli nei risultati di ricerca. Migliore è la comprensione del sito da parte di Google, migliore sarà la corrispondenza fornita a chi cerca i contenuti.

I risultati alla fine sono ordinati nella SERP di Google seguendo un ordine di importanza, pertinenza e autorevolezza della pagina di ogni sito che parla dell’argomento di interesse dell’utente. Per migliorare l’indicizzazione si possono creare titoli brevi e significativi, intestazioni di pagina che trasmettano l’argomento trattato, utilizzare il testo al posto delle immagini per trasmettere i contenuti.

E alla fine i risultati arrivano dal ranking, quando un utente digita una query, cioè interroga un database. Google cerca di trovare la risposta più pertinente nel suo indice in base a numerosi fattori. Google determina le risposte migliori e tiene in considerazione altri fattori che forniranno la migliore esperienza utente e la risposta più appropriata. Utilizzerà dati come l’area geografica, la lingua e il dispositivo dell’utente (desktop o telefono) ma non solo.

Ulteriori vantaggi della SEO: la credibilità, che fa percepire al pubblico un senso di fiducia che a sua volta stimola le conversioni e il traffico organico al posto di quello a pagamento. La SEO offre anche visibilità e autorevolezza nei confronti della concorrenza.

SEO è trovare le parole giuste

SEO è trovare le parole giuste, le più cercate o, meglio ancora, quelle che per concorrenza e difficoltà offrono migliori opportunità.

Avviare una campagna SEO significa andare a trovare le parole chiave che consentono di stare tra le prime posizioni di un motore di ricerca. C’è una regola in questo settore: ci sono delle keyword molto ricercate dagli utenti e per le quali è difficile avere un buon posizionamento, mentre le parole chiave meno ricercate hanno una buona potenzialità di scalare il posizionamento delle ricerche.

«L’abilità di un bravo professionista SEO sta nel creare una strategia con l’obiettivo di “posizionare” parole chiave complesse dandosi un periodo di tempo lungo o molto lungo e parole chiave più semplici con un obiettivo di tempo più breve – spiega l’esperto Francesco Antonacci – La modalità di visualizzazione dei risultati di una SERP può variare notevolmente a seconda della tipologia e dell’importanza di una keyword negli indici di Google. Sono infatti sempre più frequenti i casi in cui all’interno della prima pagina sono presenti tanti altri elementi, i più rilevanti dei quali sono: annunci pubblicitari, immagini e video, snippet e domande correlate, local pack» (fonte ebook: Antonacci, Francesco. SEO For Dummies (Hoepli. Edizione del Kindle).

Molto importanti sono anche i concetti chiave: attraverso l’analisi di miliardi di ricerche al giorno, Google oggi è in grado di capire cosa cercano gli utenti che digitano determinate query. Un altro dato è bene conoscere a tal proposito: i sinonimi hanno un ruolo strategico per almeno il 70% delle ricerche.

Primi su Google? A che prezzo? Con quali benefici?

Essere primi per una parola che non cerca nessuno non porta alcun beneficio, se non a chi ha venduto questo posizionamento.

Per questo, occorre attrezzarsi e puntare su strumenti che possono alla lunga portare dei vantaggi ed evitare così di sprecare denaro.
Lo abbiamo spiegato, speriamo chiaramente e in maniera convincente, in questo articolo.

L’indicatore di una buona attività SEO, il KPI (Key Performance Indicator, cioè il “termometro” che ci dice se stiamo andando bene o male), non deve essere il posizionamento per una singola parola chiave, ma la visibilità del sito nelle SERP. Verificare (in Google Analytics o con altri mezzi) le visite provenienti dai motori di ricerca è il primo passo. Verificare la bontà del traffico ottenuto tramite la misurazione di obiettivi e conversioni (lead oppure vendite, se il sito è un ecommerce) è ancora meglio.

Accanto alla SEO, un altro strumento da non sottovalutare è Google Ads. Quando per un dato cliente l’analisi dell’esperto mostra che puntare sulla SEO risulterebbe troppo costoso o impegnativo, Google Ads può essere sfruttato in aggiunta all’attività SEO, a volte addirittura come alternativa.

In Google Ads, Google pubblica il proprio annuncio  nel momento in cui qualcuno è interessato ai prodotti o ai servizi messi a disposizione.
Attraverso l’uso di parole chiave performanti (ovvero su cui si è lavorato anche in ottica SEO), si otterrà un semplice risultato in Google Ads: L’annuncio apparirà nella migliore posizione possibile tra i risultati di ricerca e si potrà pagare un costo per clic il più basso possibile.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: la strategia più efficace e meno costosa è quella di affiancare SEO e Google Ads, perché ci sono sempre termini di ricerca che meglio si prestano ad un’attività o all’altra. I motivi sono diversi e se volete lo staff di Aleide Web Agency è a disposizione per spiegarveli in una call, senza impegno, qualora foste interessati ad un preventivo SEO.