Le campagne di Demand Gen al centro dell'aggiornamento di Google a ottobre 2025
Google Ads rappresenta da sempre un ecosistema complesso e in continua evoluzione.
A confermarlo è l'aggiornamento di ottobre 2025, che segna una svolta importante per le campagne Demand Gen, le quali cambiano letteralmente ruolo: non più sospeso tra retargeting e awareness, ma leva competitiva diretta rispetto alla pubblicità sulle piattaforme social.
L’ultimo update le trasforma in un vero e proprio motore strategico per l'acquisizione di nuovi clienti, grazie a funzionalità sempre più orientate alla performance e alla crescita concreta del business.
Demand Gen: da formato sperimentale a asset strategico per l'acquisizione
Partiamo dagli inizi, ovvero da come nascono le campagne Demand Gen. Si tratta di un’evoluzione delle campagne Discovery con focus sull’intelligenza artificiale, di cui integrano strumenti particolarmente innovativi.
Ed è tale fattore a distinguere questo tipo di formato dagli altri della piattaforma di Google Ads: è proprio l’utilizzo dell’AI a fare da discriminante nella loro ulteriore attualizzazione.
L’intento di Google è offrire agli inserzionisti un formato pubblicitario capace di generare interesse negli utenti attraverso canali visivi coinvolgenti, stimolando il processo di conversione.
Fino a poco tempo fa molti advertiser percepivano le Demand Gen come un'opzione utile ma non decisiva. L'aggiornamento di ottobre 2025 ribalta completamente questa percezione, rendendo tali campagne uno strumento completo per chi vuole espandere la propria base clienti in modo misurabile ed efficiente.
Campagne Demand Gen: le novità più interessanti dell’aggiornamento di ottobre 2025
Vediamo ora nei dettagli le novità più degne di nota dell’ultimo aggiornamento di Google di ottobre 2025 per le campagne Demand Gen. Analizziamole una per una.
La funzionalità New Customer Only Mode
La novità più rilevante dell’update di ottobre 2025 è certamente l'introduzione della “New Customer Only Mode”: una funzionalità che permette di indirizzare le campagne esclusivamente verso gli utenti che non hanno mai interagito con il brand.
Questa modalità risponde a una delle richieste più frequenti dei marketer: distinguere in modo netto il budget dedicato all'acquisizione da quello destinato al remarketing o alla fidelizzazione.
Secondo i dati ufficiali resi noti da Google, i primi test mostrano un incremento dell'11,5% per quanto riguarda i nuovi clienti acquisiti, accompagnato da una riduzione media del 3% nel costo per acquisizione.
Numeri che, sebbene non rivoluzionari, rappresentano un vantaggio competitivo significativo per chi gestisce budget consistenti e punta alla scalabilità.
Per dirlo in parole semplici, le campagne Demand Gen, come sono ora, sono più efficaci in chiave lead generation perché più performanti e meno onerose.
Oltre alla modalità dedicata ai nuovi clienti, l'aggiornamento introduce anche nuove strategie di offerta più flessibili, pensate per facilitare il confronto delle performance tra i diversi placement. Vediamo quali.
CPC Target e Deep Linking via app
In particolare, Google ha implementato il CPC Target per le Demand Gen: una soluzione che consente di impostare, monitorare e ottimizzare le campagne in modo omogeneo e condiviso su YouTube, Discover e Gmail.
Questa “uniformità” semplifica notevolmente il lavoro di analisi per i team di marketing, che possono confrontare i risultati ottenuti su canali molto diversi tra loro senza dover ricorrere a metriche personalizzate o fogli di calcolo complessi. Tutto questo nell’ottica di ottenere il maggior numero di clic possibili.
Un’altra innovazione tecnica di grande impatto pratico risiede nell’introduzione del deep-linking Web nelle App iOS. Questa funzionalità permette agli utenti che cliccano su un annuncio di essere reindirizzati direttamente all'interno dell'app mobile, saltando il passaggio intermedio del browser.
Per chi lavora nel settore e-commerce o con applicazioni mobile, rappresenta qualcosa capace di fare una differenza sostanziale nel tasso di conversione finale, migliorando l'esperienza complessiva dell’utente.
L'integrazione con i feed di prodotto
Google continua a investire anche sul fronte dell'integrazione con i feed di prodotto, un elemento sempre più centrale nelle strategie di e-commerce advertising.
L'azienda di Mountain View promette incrementi fino al 20% nelle conversioni per le campagne Demand Gen configurate con obiettivo tROAS (target Return on Advertising Spend) e alimentate da feed di prodotto aggiornati e ben strutturati.
Su cosa deve far riflettere questa innovazione? Semplice: sull’importanza di curare non solo la creatività e la strategia di targeting, ma anche la qualità dei dati di prodotto che vengono condivisi con Google.
Un feed ottimizzato – e dunque con descrizioni accurate, immagini di qualità e attributi completi – diventa la base su cui l'algoritmo può lavorare al meglio, suggerendo i prodotti giusti agli utenti in target nel momento più opportuno.
Demand Gen vs Performance Max e Social
Con questi aggiornamenti, le campagne Demand Gen si avvicinano sempre di più a un ibrido tra le soluzioni Performance Max e le logiche tipiche delle piattaforme social, mantenendo però un vantaggio competitivo non indifferente: la possibilità di fare un’analisi più accurata alla base, prima di lanciare la campagna, e l’approccio multicanale.
L’utilizzo delle app e le interazioni con Gmail sono tutte informazioni che permettono di costruire targeting molto precisi, senza dover dipendere esclusivamente da pixel di terze parti o cookie, sempre più limitati dalle normative sulla privacy.
Per i marketer questa evoluzione rappresenta un’opportunità concreta di differenziare meglio il funnel di acquisizione, assegnando a ciascuna fase (awareness, consideration, primo acquisto) campagne dedicate con format modulati ad hoc.
A cambiare, rispetto al passato, è che non c’è più un unico formato generalista, ma sussistono gli strumenti concreti per costruire una strategia articolata in cui ogni strumento ha un ruolo preciso e misurabile.
Come implementare al meglio le novità di ottobre 2025
Per sfruttare al massimo le potenzialità dell'aggiornamento di ottobre 2025 è fondamentale adottare un approccio strutturato, a partire da una fase di test per le nuove funzionalità. Ecco alcuni consigli pratici:
- Attivazione della modalità "New Customer Only" su una campagna specifica. Questo è il primo passo per capire quanto margine effettivo esiste nell'acquisizione di pubblico nuovo. È importante non mescolare obiettivi diversi nella stessa campagna, per evitare di confondere i dati e rendere più complessa l'ottimizzazione.
- Implementazione delle soluzioni mobile-first. La fruizione da mobile si conferma centrale, in particolare con strumenti come YouTube. A performare meglio in questi contesti sono i video brevi, dal ritmo sostenuto, con il logo del brand visibile nei primi tre secondi e messaggi chiari e diretti.
- Attenzione alla segmentazione. Tenere separate le campagne di acquisizione da quelle di remarketing è fondamentale per conseguire insight chiari e distribuire il budget in modo efficiente. Mischiare pubblici freddi e caldi, infatti, nella stessa campagna significherebbe rinunciare a una parte importante di controllo strategico.
- Monitoraggio accurato dei placement. Le Demand Gen operano su YouTube, Gmail e Discover, tre ambienti molto diversi tra loro. Capire da quale canale arrivano i nuovi clienti più profittevoli permette di ottimizzare la distribuzione del budget e di affinare ulteriormente il targeting.
Conclusioni sull’update di ottobre sulle campagne Demand Gen
L'aggiornamento di ottobre 2025 rappresenta un cambio di paradigma nel modo in cui Google vuole che vengano utilizzate le campagne Demand Gen. Un approccio che si allinea perfettamente con le esigenze dei brand che devono giustificare ogni euro investito in advertising con risultati concreti e tracciabili.
Per le agenzie e i team di marketing, ma anche per gli stessi brand, ciò significa ripensare il ruolo del top-funnel all'interno della strategia complessiva.
L'awareness rimane centrale, ma in modo diverso: deve essere trattata come una fase del funnel capace di generare ROI diretto, non come un investimento “di immagine” difficile da quantificare. Le Demand Gen offrono gli strumenti per farlo, a patto di saperle padroneggiare: mixando metodo, creatività e test continui.