Il blog è ancora centrale ai tempi dell'AI? La risposta vi sorprenderà
Il blog rappresenta uno degli strumenti di elezione del content marketing. Peccato che negli ultimi anni sia stato messo da parte da diverse realtà di business, vuoi perché richiede costanza e applicazione, vuoi perché magari si preferisce investire su altre soluzioni, social e ads in primis.
Eppure, nell’epoca dell’information overload e dell’intelligenza artificiale, sta tornando di grande attualità, risultando uno dei trend più in auge del 2025 e, in prospettiva, del 2026.
Come mai? In una fase in cui Google trattiene sempre più traffico attraverso le AI Overview e le piattaforme social riducono la reach organica, i blog permettono di creare un terreno proficuo in termini di visibilità, reputation e awareness.
Questo grazie alla loro capacità di fungere da spazio di riflessione, supplendo a quell’assenza relazionale autentica tipica dei nuovi algoritmi AI-friendly.
Perché il blog torna centrale nella comunicazione: cosa dicono i dati
Il blog non è morto nel 2025, né lo sarà negli anni a venire. Il ritorno di interesse verso questo format si inserisce in una strategia di più ampio respiro, supportata da dati concreti.
A livello globale, il 46% dei marketer B2B ha aumentato il budget dedicato ai contenuti, spostando le risorse dalla quantità alla qualità. (fonte dati: seozoom.it)
Le statistiche raccontano inoltre che un brand che presidia un blog attivo genera il 67% di lead in più rispetto a chi si affida esclusivamente a piattaforme esterne.
Numeri importanti, specialmente se si considera la riduzione del numero di clic, attestata a livello organico attorno al 61%. Perché allora investire sul blog?
Il cambio di paradigma nasce da una doppia pressione. Da un lato, Google ha completato la sua trasformazione, dall’altro i social media si dimostrano un terreno ricco di insidie, imprevedibile e sotto aggiornamento continuo dell’algoritmo.
Se, dunque, Big G. appare un luogo piuttosto sterile, il blog si dimostra l’unico baluardo difensivo per recuperare terreno fertile e costruire un luogo proprietario dove l’utente si sente al sicuro e torna volentieri.
Ecco perché, proprio nel momento di massima contrazione, i blog attivi sono tornati a crescere: da 227 milioni nel 2015 a 600 milioni nel 2025.
Le aziende stanno recuperando il controllo dei propri dati e della propria audience, costruendo destinazioni proprietarie in cui l’utente sceglie attivamente di tornare. Con informazioni non sempre accessibili all’AI.
Il blog tra autenticità ed experience
Nell’epoca delle risposte istantanee generate dall’intelligenza artificiale, ciò che distingue un contenuto memorabile da uno che si perde nei meandri della codificazione virtuale non è più la correttezza formale.
L’AI scrive con fluidità impeccabile e sintetizza dati velocemente, eppure manca di una dimensione fondamentale: il vissuto. L’autenticità è diventata la forma più preziosa di originalità.
L’intelligenza artificiale, con la sua perfezione costante, diventa facilmente ordinaria: perde di personalità, senza quelle imperfezioni che rendono un testo vivo. Viene dunque meno quella dimensione che genera fiducia.
Il blog ha il pregio di riportare il focus sul concetto di EEAT (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness), dando vita a contenuti di reale utilità, basati su casi reali, dati esclusivi raccolti sul campo, pratiche virtuose (e da evitare).
Risulta quindi un modo impeccabile per aggirare la risposta fornita organicamente dall’AI, e spostare l’interesse verso il brand.
Case study: 4 blog da cui prendere ispirazione
Alcuni blog sono calati vistosamente, altri invece sono cresciuti nell’ultimo anno. La contrazione del traffico organico ha reso necessario cambiare paradigma, per sottrarsi alla competizione (impari) con i LLM. Vediamo alcuni esempi.
La lezione di Salvatore Aranzulla
Il caso di Salvatore Aranzulla è tra i più interessanti. Il suo blog ha dichiarato una perdita di traffico del 35% con l’avvento delle Overviews, complici contenuti affini a quelli generati dai Large Language Models, i quali ben si prestano a essere sintetizzati direttamente nelle SERP.
Il blog, di stampo nozionistico, si è trovato a competere con l’AI.
Come sottrarsi a questa competizione? Passando dalle keyword generiche alle navigational query. Puntando sull’esperienza, sull’autorevolezza, che poi sono i punti di forza di un brand come Aranzulla, che ha perso, rispetto ad altri, poco terreno. (fonte: seozoom.it)
GitHub: tra SEO e tono giornalistico
GitHub, una piattaforma autorevole per sviluppatori web, ha scelto di cambiare strategia nel 2025, abbandonando i suoi classici tutorial per passare a un TOV più giornalistico e ben implementato con la SEO, raccontando storie non replicabili dall’AI.
Risultato? Oltre 2,1 milioni di visualizzazioni mensili e +173% di traffico organico tra luglio e ottobre 2025. GitHub ha successo perché è passato da una logica product-centric a una consumer-centric.
King Arthur Baking: dal prodotto alla documentazione
King Arthur Baking è un’azienda statunitense tra le più antiche, con una reputazione consolidata nel settore food: vende principalmente farina e l’experience interconnessa a questo ingrediente.
Recentemente ha trasformato il suo blog in un vero e proprio laboratorio, facendo leva su una strategia di “Visual Science” che va oltre le ricette standard, proponendo stress test comparativi che mostrano come cambia la struttura del pane modificando una variabile. Tutto questo con immagini curate nei dettagli, utilizzando l’AI.
Risultato? Un traffico organico con oltre 730.000 visite mensili.
Retro Dodo: il gaming raccontato in maniera sensoriale
Retro Dodo è un sito con una community qualificata specializzato nel settore del retrogaming.
Più che su un approccio nozionistico, nell’ultimo periodo ha optato per dinamiche sensoriali dal forte impatto emozionale, risultando autoimmune dall’AI. Ha così centrato oltre 550.000 visitatori organici mensili.
Conclusioni: il blog come scelta strategica
Il ritorno del blog nel 2025 è una scelta strategica basata su un principio fondamentale: l’importanza di possedere uno spazio proprietario in un ecosistema digitale controllato da intermediari algoritmici.
La differenza tra sito statico e blog dinamico sta proprio in questo: il blog rappresenta la parte più viva dell’identità del brand, fungendo da testimone e al contempo da presenza attiva.
Ha poi la capacità di funzionare nel lungo periodo: un post social ha una fruizione più limitata, un blog post rimane utile anche a distanza di anni. Richiede però spiccate competenze di scrittura e di analisi contestuale.
Possiamo perciò dire che oggi è fondamentale per essere davvero presenti online, e non fungere da strumento per l’AI, aiutando a sottrarsi alla competizione per il traffico organico.
A patto di affidarsi per la sua gestione a un team di professionisti qualificati, come quello di ALEIDE WEB AGENCY, essenziale per recuperare il senso più profondo della comunicazione.
Un mix di autenticità ed esperienza diretta, indipendenza e relazioni durature con il pubblico.