Content Pruning: “potare” gli articoli per performare meglio
Il Content Pruning è una strategia di Content Marketing utilizzata nella SEO da molti anni e di grande attualità con l’implementazione dell’AI nei canali di ricerca.
Si tratta di una soluzione affine alla potatura nel giardinaggio in quanto permette di rimuovere le parti del sito web che non funzionano o non servono più, favorendo una crescita ottimale.
Vediamo dunque in cosa consiste il Content Pruning, come implementarlo e le differenze con il Content Refresh.
Content Pruning: una definizione e a cosa serve
Il Content Pruning è una strategia di Content Marketing nota altresì come potatura SEO: questa la denominazione in italiano.
Consiste nella rimozione di contenuti duplicati, similari, poco performanti (perché generano poco traffico o conversioni) oppure obsoleti: non allineati o non rilevanti.
Interviene in maniera mirata e in chiave migliorativa nella relazione con gli algoritmi dei motori di ricerca. Incentiva inoltre un maggiore coinvolgimento da parte degli utenti, a fronte di una navigazione più fluida ed esaustiva.
È dunque uno strumento fondamentale nelle fasi successive a quelle di lancio del sito, da valutare durante il monitoraggio. Non va però confuso con il Content Refreshing, vediamo perché.
Content Pruning vs Content Refreshing
Il Content Pruning non va confuso con il Content Refreshing. Vediamo perché:
- Il Content Pruning consiste nell’eliminazione/gestione di contenuti che non performano.
- Il Content Refreshing interessa l’aggiornamento di contenuti esistenti reputati di qualità perché performanti/rilevanti.
- Content Pruning vuol dire potare, levare il superfluo.
- Content Refreshing significa aggiornare, migliorare.
Tanto il Content Pruning quanto il Content Refreshing si inseriscono in una fase quanto mai rilevante della comunicazione online: quella del monitoraggio del sito web, un canale che funziona come un ecosistema vitale e che in quanto tale necessita di guidare il cambiamento.
In questa vision, Content Pruning e Content Refreshing risultano strategie da considerare di pari passo perché aventi i medesimi obiettivi: evitare penalizzazioni ottimizzando la visibilità e la citabilità del sito web.
Le fasi strategiche del Content Pruning
Ma come si utilizza il Content Pruning? Come bisogna procedere per capire quando c’è bisogno di potare (oppure refreshare)? Stabilire questo aspetto è importante anche perché le tecniche che si possono adoperare sono diverse.
Ecco le fasi strategiche fondamentali della potatura SEO:
- Definizione delle pagine su cui intervenire in base ad alcune metriche del marketing. Le metriche in questione possono essere traffico, ranking, conversioni e menzioni nelle IA, da monitorare in un arco di tempo prefissato (mensile, semestrale, trimestrale o annuale). Se le performance non sono all’altezza, può essere il caso di potare oppure, in alternativa, refreshare.
- Identificazione delle problematiche nelle singole pagine. Oltre a una scarsa rispondenza alle metriche sopra definite, il problema può essere di disallineamento con il pubblico target. In questo step l’analisi dei dati è imprescindibile.
- Valutazione dell’approccio correttivo. Alla luce delle fasi precedenti, non resta che adottare l’approccio correttivo di Content Pruning più opportuno.
Tra gli strumenti più efficaci per analizzare i contenuti su cui intervenire in chiave correttiva troviamo Google Analytics e Google Search Console: aiutano ad analizzare la rispondenza con target e metriche nel tempo.
4 modi per intervenire sui contenuti con il Content Pruning
Proprio come nel giardinaggio, esistono diversi modi per potare nella SEO, da valutare caso per caso alla luce di quanto emerso durante l’analisi preliminare. Vediamo dunque i modi principali per intervenire efficacemente sui contenuti attraverso il Content Pruning.
Merge o unione di contenuti
Questo approccio è l’ideale in presenza di contenuti molto simili o che sono dei doppioni. Ma soprattutto, che non funzionano perché poco esaustivi o performanti.
Il Content Pruning permette di intervenire creando un unico testo, accorpando più articoli così da concentrare l’autorità SEO. In questo modo si pone rimedio a dispersioni e frammentazioni.
Lato tecnico, si genera un redirect delle pagine eliminate verso quella nuova unificata.
Redirect 301 o reindirizzamento
In questo caso si agisce con un reindirizzamento permanente che permette di trasferire la link equity. Ciò assicura una transizione più fluida dalla vecchia URL a quella nuova.
Il Redirect 301 è l’ideale quando il contenuto è particolarmente rilevante ma risulta ormai obsoleto.
Noindex o bloccaggio dell’indicizzazione
Anche questa formula di Content Pruning è finalizzata, più che all’eliminazione totale del contenuto, a una sua nuova valorizzazione. Le motivazioni, però, nel Noindex sono differenti, perché di natura legale oppure archivistica.
Il Noindex consiste nel bloccaggio del contenuto verso i motori di ricerca. Sostanzialmente, si indica tramite i meta tag di non includere quella pagina tra i risultati, dando comunque modo agli utenti che già conoscono il contenuto di fruirne.
Eliminazione del contenuto
È la pratica più drastica di potatura, quella da attuare quando non c’è più niente da fare perché il contenuto non solo non performa, ma non apporta alcun beneficio a nessuna delle parti coinvolte: sito, brand, utenti, motore di ricerca.
Essendo la misura più definitiva, è importante valutarla con particolare attenzione perché una volta approntata, non si può tornare più indietro.
Lato tecnico, è buona prassi predisporre, al termine dell’eliminazione, una configurazione in modalità “Errore 404” ovvero “pagina non trovata” o al massimo, in presenza di una pagina simile, un Redirect 301.
Conclusioni: l’attualità del Content Pruning con l’IA
Il Content Pruning risulta una tecnica quanto mai attuale in un contesto come quello odierno in cui i motori di ricerca e le piattaforme basate sull’intelligenza artificiale premiano sempre di più la qualità, la pertinenza e l’affidabilità.
Assume un ruolo strategico perché va oltre la semplice eliminazione dei contenuti, permettendo di gestire il patrimonio editoriale in modo consapevole, mantenendolo coerente con gli obiettivi del sito e con le esigenze degli utenti.
Tutto scorre, diceva il filosofo Eraclito, ed è estremamente vero nella comunicazione, dove ciò che magari vale oggi domani non è più attuale.
L’idea che pubblicare di più significhi automaticamente ottenere risultati migliori non ha sempre funzionato e oggi più che mai conta soprattutto la capacità di offrire contenuti realmente utili, aggiornati e in grado di rispondere a un intento di ricerca preciso.
La potatura SEO consente di valorizzare ciò che funziona, intervenire su ciò che può essere migliorato e rimuovere ciò che non genera più alcun valore. Un approccio che segue la logica del less is more e che, nell’era dell’IA, riesce davvero a fare la differenza in molteplici situazioni.