Zero-click marketing: come tutelarsi (e farsi notare)
Google non è più lo stesso motore di ricerca, da un anno a questa parte, e per la precisione da quando a gennaio 2025 sono state introdotte le AI Overviews.
Un’impostazione che ha cambiato nel profondo il modo stesso di fare ricerca, rafforzata dalla successiva innovazione AI Mode: il 2025 - siamo a inizio 2026 ed è tempo di fare dei bilanci - è stato a suo modo rivoluzionario per la comunicazione online.
Oggi, sempre più spesso, le risposte alle domande che poniamo a Big G. appaiono direttamente nella pagina dei risultati, senza alcun bisogno di cliccare su un link.
Merito di un chatbot più affidabile e aggiornato: l’intelligenza artificiale ha davvero compiuto passi da gigante in pochissimo tempo.
Questa abitudine ha avuto come conseguenza un fenomeno inaspettato, che ha già trovato una sua denominazione precisa: Zero-click marketing. Analizziamo di cosa si tratta e quali sono le implicazioni per aziende e professionisti.
Cos’è lo Zero-click marketing
Zero-click: ovvero nessun click verso un link. L’obiettivo di questa strategia di marketing è facilmente intuibile già dal nome, a fronte di una modalità adottata dai motori di ricerca e dalle piattaforme di AI.
L’obiettivo è fornire risposte talmente esaustive e pertinenti che l’utente non ha voglia né motivo di approfondire, cliccando e uscendo dalle risposte dell’AI del canale che si trova già, generalmente Google.
Preferisce relazionarsi con il chatbot, che fornisce risposte pertinenti, con tanto di sintesi perfettamente comprensibili, in un formato testuale che può essere scritto e/o con tanto di immagini.
Lo Zero-click marketing, ovvero la tendenza a rimanere nella piattaforma senza linkare altrove, è già un format consolidato.
Il link non è la destinazione finale: è il valore aggiunto, la fonte, ciò che testimonia la validità di quanto sostiene il canale dove si ricerca.
Tutto ciò dà luogo a “meno analytics”, visto il calo drastico dei link sotto gli occhi di tutti, ancora di più da mobile, a fronte di un impatto immediato dal punto di vista cognitivo.
Google indica infatti le fonti di riferimento: quelle più rilevanti. E mostra gli snippet, che acquisiscono ancora più valore nella loro realizzazione perché si vedono anche se l’utente non clicca.
Diventa perciò ancora più importante essere presenti in alto nelle SERP.
Non può però passare inosservato un fatto. In meno di un anno tutto ciò che si dava per consolidato è cambiato radicalmente. È cambiato il modo di fare ricerca, sono cambiate le dinamiche per emergere.
Un mutamento in corso e talmente veloce che capire come porsi non è semplice: siamo in una fase di transizione. Occorre ponderare con ancora più attenzione le proprie scelte, adottando strategie versatili e personalizzate.
Esempi di formati che danno luogo a zero-click
Esistono dei format che si possono già implementare in logica zero-click? La risposta è sì e uno, il più immediato e comune, lo abbiamo già citato.
Ci riferiamo allo snippet: il riquadro che si trova nella parte alta delle SERP. Qui appare una porzione di testo del sito (meta description), con tanto di titolo e link.
Ed è proprio la description dello snippet a fornire potenzialmente una risposta alla domanda posta dalla query. Occorre quindi realizzarla con ancora più maestria e tecnica in chiave SEO.
Un altro format di stampo zero-click è il cosiddetto knowledge panel: il riquadro che appare quando si cerca un’azienda o un concetto posto sulla destra del desktop. Un riassunto di quanto concerne un certo fenomeno, personaggio e brand.
Ha dunque senso curare una pagina su Wikipedia così come le voci “chi siamo” e “cosa facciamo” del sito web nonché le schede prodotto di un e-commerce.
E poi ci sono le people also asked, ovvero le risposte di Google alle domande poste dagli utenti, estrapolate dai siti online e con tanto di riferimento in evidenza.
Infine, un altro format di zero-click marketing sono le answer box: i riquadri in cui vengono fornite spiegazioni specifiche in merito a un calcolo, una definizione, ecc.
Cosa hanno in comune tutti questi formati? Semplice: non sono per nulla nuovi, ci sono da molti anni. Stanno però risultando ancora più importanti in questa fase, ecco perché andrebbero implementati all’interno di qualsiasi canale online.
Per farsi trovare anche se l’utente non clicca, e implementare la reputazione.
Se la logica è di molti meno link, come può il gesto di linkare risultare un parametro di misurazione ancora attuale?
È una domanda che aleggia nel mondo della comunicazione, a cui rispondere non è facile. Bisogna però porsela, così da individuare la strategia migliore per sé.
Lo Zero-click marketing come tendenza strutturale
Siamo di fronte a un cambiamento strutturale, in cui il motore di ricerca utilizza i dati dei vari canali online ma “chiude i cancelli” affinché gli utenti possano visualizzare chi quei contenuti li ha forniti, o siano incentivati a farlo che poi è la stessa cosa.
Non è più una strategia win-win come in passato.
Google, nell’ultimo anno, ha cambiato paradigma perché si è trovato sostanzialmente messo in un angolo, vista la concorrenza di piattaforme come ChatGPT e Perplexity AI che ne hanno messo in discussione il primato.
E poi c’è da considerare il cambio di paradigma avvenuto nelle persone con l’uso dei social network. Il flusso continuo di post e contenuti ha portato con sé l’abitudine di scrollare, senza interruzione dello stesso flusso.
Ciò si traduce nel desiderio di non approfondire, dove il rovescio della medaglia è la voglia di continuare a visualizzare, in maniera immediata e veloce.
I link esterni interrompono il flusso, lo rendono più frammentato e lento e, complice la presenza di pop-up, persino fastidioso.
Le persone sono quindi già pronte e addirittura propense a non cliccare, ora che ne hanno l’opportunità senza perdere di vantaggi informativi: le AI generative sono in grado già di offrire risposte soddisfacenti rispetto al quesito.
Cambiare approccio nell’epoca dello Zero-click marketing
È dunque necessario cambiare approccio, ma qual è la direzione da seguire? A questa domanda una risposta esatta ancora non c’è. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: siamo in una fase di transizione.
Una delle soluzioni è quella del cosiddetto “Native First”, ovvero di fare in modo che gli utenti non cerchino un concetto, ma un nome, finendo direttamente sul sito dell’azienda.
Per le aziende ciò significa una cosa sola. L’intento deve essere non più implementare la ricerca per, ad esempio, “smartphone”, ma “iPhone” (che è lo smartphone più venduto al mondo): questo è un esempio pratico del concetto di Native First.
Non tutti però abbiamo un prodotto di successo come l’iPhone: il tessuto economico, non solo italiano ma mondiale, è fatto di piccole e medie imprese. Come comportarsi?
Sicuramente agendo sui canali dello Zero-click marketing visti in precedenza. Il sito non è morto, non lo è la SEO e non lo è il blog, che è in forte ascesa come strumento civetta: è utile a costruire la reputazione, che poi è ciò che ha fatto e continua a fare la differenza.
Bisogna costruire con ancora più attenzione i contenuti, che devono andare dritto al sodo della questione: inserire le also asked sui propri canali non è un optional, anzi, si prestano a essere implementate negli articoli di blog.
Allo stesso tempo, sono da evitare i contenuti parziali/imprecisi/con dati inesatti/fuorvianti. E in questo, un uso intelligente dell’AI è fondamentale: le sue informazioni presentano spesso questi limiti, anche quando i prompt vengono fatti ad arte.
Conclusioni: verso un modo nuovo di misurare i risultati
Lo Zero-click marketing sembra essere un fenomeno destinato a consolidarsi nel 2026: tornare indietro, appare impossibile.
Occorre quindi adattarsi da un lato alle sue caratteristiche, rafforzando la propria reputazione online e il posizionamento in termini di visibilità nelle SERP, e dall’altro adottare nuovi criteri di misurazione dei risultati.
Un buon parametro è la comparsa dello snippet nel volume delle ricerche: se avviene con una frequenza importante, è un segnale positivo.
Un altro elemento sono le connessioni create offline, per le attività ibride o che operano in presenza. Se si nota un aumento delle telefonate e persino delle visite in negozio, ad esempio, è molto probabile che la comunicazione online stia funzionando.
Una cosa è certa. Adottare un approccio personalizzato diventa imprescindibile ed è quello che facciamo in ALEIDE WEB AGENCY, dove impostiamo la strategia adattandola alle nuove dinamiche odierne, valorizzando i punti di forza del brand e la sua attitude.
C’è invece una cosa che è da evitare nel modo più assoluto: ignorare lo Zero-click marketing. Diversamente, ci si troverebbe a interfacciarsi con una realtà che non esiste più.