13.05.2021

Showrooming e Ecommerce, cosa è cambiato con il Covid?

I fenomeni di showrooming e webrooming hanno risentito del cambiamento delle abitudini dei consumatori per via del Covid. Ma in che modo?

Showrooming e Ecommerce, cosa è cambiato con il Covid?

Nel 2020 l’impatto dell’emergenza Covid-19 sulle abitudini dei consumatori si è concretizzato principalmente con un boom generalizzato degli acquisti online. L’incremento del ricorso all’e-commerce, dovuto in buona parte alle misure restrittive attuate – in maniera più o meno severa – in quasi tutti i paesi del mondo, ha interessato sia i consumatori che normalmente non acquistavano online (o lo facevano raramente), sia le aziende che non avevano nessun canale di vendita online.

Ma oltre a influire sulle abitudini di gran parte della popolazione, costretta a non uscire di casa e quindi a ricorrere a internet per ordinare anche beni di consumo di prima necessità, la pandemia ha causato anche un profondo cambiamento di quelle tendenze legate agli acquisti online che si stavano diffondendo sempre di più tra coloro che, già prima dell’emergenza coronavirus, ricorrevano sempre più frequentemente all’e-commerce. Uno di questi “fenomeni di costume” i cui paradigmi, in qualche modo, sono profondamente mutati con la pandemia è lo Showrooming.

Cosa è lo showrooming?

Se siete tra coloro abituati a fare acquisti online, sicuramente anche voi, qualche volta, mentre eravate in negozio avete controllato se un determinato articolo fosse in vendita su qualche e-shop a un prezzo inferiore a quello proposto dal negozio fisico. Attratti da un capo di abbigliamento, da un elettroutensile o qualsiasi altro prodotto che potevate toccare con mano e vedere di fronte a voi sullo scaffale, avete poi optato per l’acquisto online risparmiando sul prezzo di vendita.

Ebbene, lo showrooming è un comportamento d’acquisto che vede il cliente venire a conoscenza dell’esistenza di un prodotto attraverso canali pubblicitari tradizionali (spot televisivo, radio, cartellonistica) o una campagna di advertising online, per poi recarsi in un negozio fisico o presso un rivenditore per esaminarlo di persona e “toccarlo con mano” e, successivamente, decidere di acquistarlo online approfittando di un prezzo generalmente più conveniente. Il negozio fisico, in questo caso, viene utilizzato come se fosse uno showroom (da cui il termine showrooming), ovvero uno spazio espositivo che, però, nella maggior parte dei casi, non è collegato in nessun modo al sito e-commerce su cui, poi, il cliente finalizzerà l’acquisto. Questo comportamento, all’apparenza ambiguo e poco corretto, permette ai consumatori di farsi un’idea più precisa del prodotto sfruttando la possibilità di vederlo dal vivo e, in seguito, approfittare dei vantaggi dell’e-commerce per risparmiare, ricevere il prodotto comodamente a casa oppure, ancora, poter effettuare in maniera più semplice e “protetta” un reso in caso di ripensamento.

Negli anni pre-pandemia, diffusione del fenomeno showrooming, insieme alla crisi dei negozi tradizionali causata anche dai grandi colossi dell’e-commerce, è stato lo specchio di un cambiamento delle abitudini dei consumatori che moltissime realtà commerciali hanno subito passivamente senza essere in grado di fronteggiare adeguatamente (per colpa, ma anche per evidente impossibilità. Ne avevamo infatti già parlato in un articolo, sempre su Showrooming e Webrooming, di un paio di anni fa. Sono davvero tanti i negozi fisici che hanno chiuso, e molti altri sono in sofferenza, i cui titolari puntano il dito contro l’e-commerce che ha fatto perdere loro la clientela, ormai sempre più avvezza allo shopping online invece di acquistare in negozio. Se è vero che tantissime realtà commerciali non sono state in grado di adeguarsi alle nuove esigenze e ai nuovi comportamenti della clientela è anche vero che, paradossalmente, gli effetti della pandemia potrebbero cambiare ancora le abitudini di consumatori. Tra queste si continua a registrare un trend positivo di crescita del webrooming, l’atra faccia della medaglia dei nuovi modelli comportamentali legati allo shopping online.

Cosa è il webrooming?

Il webrooming, al contrario dello showrooming, consiste nel ricercare prodotti online da acquistare poi recandosi di persona in un negozio fisico. Questo comportamento permette ai clienti di informarsi approfonditamente sul prodotto, leggendone caratteristiche, valutando le diverse recensioni e confrontando i prezzi, senza dimenticare di verificare la disponibilità presso il negozio che si andrà a raggiungere. In questo caso, a differenza dello showrooming, il cliente può avere il prodotto immediatamente, senza dover attendere i tempi di consegna ed evitando spese di consegna.

I cambiamenti post-Covid

Così come l’emergenza Covid ha incentivato il ricorso agli acquisti online, è anche vero che le limitazioni ai movimenti, alle occasioni di socialità e aggregazione e, in generale, alla libertà di uscire di casa e recarsi nei negozi e nei centri commerciali, potrebbe giocare a vantaggio proprio del webrooming. La possibilità di raggiungere un determinato negozio per effettuare un acquisto, dopo aver verificato la disponibilità e la convenienza di un determinato prodotto, verrà sempre più percepito come un’occasione per riappropriarsi delle proprie abitudini, sentendosi comunque sicuri di uscire senza dover trascorrere più del tempo necessario in luoghi solitamente affollati.

Le dinamiche dell’e-commerce sono in costante evoluzione e le tendenze possono variare molto velocemente, soprattutto se influenzate da situazioni contingenti impreviste. È altamente probabile che buona parte dei consumatori che, prima della pandemia, non ricorrevano all’e-commerce, torni a preferire l’acquisto fisico e la visita nei negozi che, nel frattempo, si saranno adeguati per fornire la possibilità di acquistare online direttamente dai propri e-shop, coinvolgendo una fetta sempre più ampia di consumatori. Il negozio fisico, nei prossimi anni, potrebbe trasformarsi e includere anche nuovi servizi in maniera tale da attirare i clienti non solo con la merce in vendita, ma anche con tutta una serie di esperienze coinvolgenti (campagne sconti mirate, micro-eventi a tema) in grado di offrire qualcosa che la semplice navigazione non può regalare. Bisogna considerare che, soprattutto dopo mesi di lockdown più o meno rigido, le persone non vedono l’ora di recuperare il gusto dell’interazione umana, rapporto che nei negozi fisici, instaurato con commessi e addetti vari, fa sentire i clienti più sicuri e protetti, oltre a dare quella sensazione di realtà e “tangibilità” dell’acquisto.

È quindi assai probabile che l’integrazione tra e-commerce e acquisti tradizionali dia vita a nuove tendenze e comportamenti, con le abitudini dei consumatori che cambieranno e si adatteranno seguendo uno schema che riesca a conciliare i vantaggi dello shopping online e quello presso i negozi fisici. In questo caso, a differenza di quanto avvenuto nell’ultimo anno, si presume che i negozianti siano quantomeno già preparati a gestire questo nuovo cambiamento tramite nuovi servizi – sia online che fisici – che consentano di rimettere al centro di tutto il binomio cliente - prodotto e non il semplice acquisto in sé.

 

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